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Il confine italo-francese in Valle di Susa

Le rettifiche secondo il Trattato di Parigi del 1947


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Questioni territoriali e prospettive europee
Sono convinto che trattare il tema dell'evoluzione dell'assetto confinario italo-francese in Valle di Susa non costituisca più un problema nell'epoca attuale, visto che il concetto di «confine», perlomeno in territorio europeo, appare sempre più labile ed effimero.
Anche il concetto di Stato nazionale è in declino a favore dell'internazionalizzazione, della mondializzazione e dell'integrazione europea, ragione per la quale è ormai opportuno considerare le frontiere del nostro continente come demarcazioni di natura squisitamente amministrativa anziché, come avveniva in passato, emotiva [1].

La Valle di Susa si potrebbe a buon diritto definire geograficamente una valle italo-francese, giacché una parte del bacino idrografico della Dora Riparia si trova sotto amministrazione francese o congiunta italo-francese.
Tale stato di fatto trae origine dalla stipulazione del Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate (1947), nel quale si prevedevano delle cessioni territoriali alla Francia come condizioni di pace al termine del II conflitto mondiale, a causa dell'aggressione italiana del 1940.
È così avvenuta, per ragioni geopolitiche, la rettifica della precedente linea confinaria tracciata nel 1861 dopo la formazione dello Stato italiano, linea che correva perlopiù sullo spartiacque tra il bacino della Dora e quello dell'Arc a nord-ovest, e tra il bacino della Dora e quello della Durance a sud-ovest.
In particolare le zone oggetto della cessione sono state il pianoro del Moncenisio, l'alta Valle Stretta ed una piccola zona del Monginevro.

Il Moncenisio: una questione idroelettrica
La zona del Moncenisio
La zona del Moncenisio
La situazione del Moncenisio è sempre stata delicata per via della presenza del lago, le cui acque alimentano le centrali elettriche sottostanti dal 1921, data della costruzione del primo sbarramento artificiale.
Il confine originario comprendeva la totalità del pianoro del Moncenisio, arrivando fino all'omonimo colle (2084 m). Le rettifiche hanno stabilito che la nuova linea di demarcazione iniziasse a circa 3 chilometri a nord-ovest della cima del Rocciamelone, intersecando in seguito la strada a circa 4 chilometri a sud-est dell'Ospizio e ricongiungendosi al confine attuale a circa 4 chilometri a nord-est del Monte Ambin.
Tali variazioni sono avvenute a svantaggio del comune di Venaus, che ha ceduto a Lanslebourg-Mont-Cenis la frazione della Gran Croce, insieme ad 81,29 km² del proprio territorio comunale.
Anche le numerose opere militari italiane, fra le quali è degna di nota la piazzaforte del Malamot, sono passate sotto la sovranità francese nel medesimo anno.
La Francia, dal canto suo, si era non solo impegnata a fornire alcune garanzie relative alla fornitura d'acqua del lago del Moncenisio per la produzione di energia idroelettrica, ma anche a fornire ulteriori garanzie relative all'elettricità prodotta dalla centrale della Gran Scala (o di san Nicolao) [2].
In particolare, il trattato del 1947 sanciva che da parte francese sarebbero stati garantiti i quantitativi d'acqua di cui l'Italia avrebbe avuto bisogno per il funzionamento delle centrali idroelettriche della Gran Scala, di Venaus e di Mompantero.
La Francia sarebbe stata inoltre tenuta alla riparazione, alla conservazione in buono stato di funzionamento ed al rinnovamento di tutti gli impianti per il controllo e la fornitura dell'acqua. L'Italia sarebbe stata informata, su richiesta, in merito alla quantità d'acqua presente nel lago del Moncenisio e riguardo ad ogni altra informazione utile.
Tale clausola era stata prevista per consentire all'Italia di determinare il flusso d'alimentazione delle condotte sotterranee.
Le precedenti disposizioni erano subordinate al pagamento, da parte dell'Italia, delle relative spese effettivamente sostenute.
Riguardo all'ex centrale idroelettrica della Gran Scala invece, si rileva che la Francia era tenuta a far funzionare l'impianto in modo da produrre i quantitativi di energia di cui l'Italia avrebbe potuto aver bisogno, al ritmo da essa richiesto, dopo aver coperto il fabbisogno locale.
È però stato previsto che tale fabbisogno non avrebbe dovuto superare sensibilmente quello sussistente al momento della stipula del Trattato.
Il gestore francese avrebbe fatto funzionare l'impianto di pompaggio adiacente alla centrale della Gran Scala, in modo da far affluire l'acqua al lago del Moncenisio, nella misura e nel momento in cui l'Italia lo avrebbe richiesto.
Sarebbe stato inoltre riparato, conservato in buono stato di funzionamento e rinnovato, quando necessario, l'impianto della centrale idroelettrica, compreso l'impianto di pompaggio e la linea di trasmissione con relativa attrezzatura, congiungente la centrale della Gran Scala con la frontiera franco-italiana.
Il trasporto dell'energia sarebbe avvenuto attraverso la linea elettrica tra la Gran Scala e la frontiera franco-italiana, come da esigenza italiana e consegnando l'energia all'Italia nel punto in cui la linea di trasmissione avrebbe tagliato la frontiera franco-italiana per entrare in territorio italiano.
La tensione e la frequenza dell'energia fornita sarebbero state mantenute in conformità alle disposizioni del Trattato, al livello che l'Italia avrebbe potuto ragionevolmente richiedere.
Il prezzo fissato dalla Francia e dovuto dall'Italia per l'energia elettrica messa a disposizione di quest'ultima, prodotta dalla centrale elettrica della Gran Scala oltre il soddisfacimento del fabbisogno locale, sarebbe stato uguale al prezzo fissato in Francia per la fornitura di analoghi quantitativi di elettricità d'origine idroelettrica prodotti in territorio francese nelle vicinanze del Moncenisio o in contesti assimilabili.
Fatta salva la possibilità di successivi accordi tra la Francia e l'Italia, le garanzie descritte sarebbero rimaste in vigore in perpetuo.
Una Commissione tecnica di sorveglianza franco-italiana, composta da un uguale numero di membri francesi ed italiani, sarebbe stata creata per sorvegliare e facilitare l'esecuzione delle clausole di garanzia del Trattato. Tali clausole avrebbero contemplato il mantenimento all'Italia dei mezzi idroelettrici e di approvvigionamento idrico identici a quelli di cui essa disponeva prima della cessione di tale regione alla Francia.
Tra le funzioni della Commissione tecnica sarebbero rientrati i compiti di sorveglianza sulla cooperazione con i servizi tecnici francesi preposti agli impianti, per accertarsi che la sicurezza delle valli sottostanti non fosse compromessa.
L'attuale invaso permette l'alimentazione della centrale elettrica italiana di Venaus con una potenza di 240 Mw e della centrale francese di Villarodin con una potenza di 360 Mw. La Valle Stretta: République Française o Comune di Bardonecchia?
L'alta Valle Stretta presenta uno strano caso di amministrazione congiunta italo-francese. Tale territorio costituiva, fino al 1947, la zona più occidentale d'Italia, che si estendeva in senso approssimativamente latitudinale dalla località di Pian del Colle, terminando presso il Monte Thabor (3178 m). Il nuovo confine ha abbandonato il tracciato precedente a circa 5 chilometri ad est di tale rilievo, procedendo verso sud-est per ricongiungervisi a circa 3 chilometri ad ovest dalla Punta Charrà.
La parte iniziale invece, dalla conca di Bardonecchia alla frazione di Melezet, compreso il bacino idroelettrico delle Sette Fontane [3], è rimasta italiana.
Nella zona ceduta, notevole rilevanza riveste il Colle della Scala (1748 m), antico valico alpino praticato già nel medioevo come alternativa al Monginevro.
La particolare situazione dell'Alta Valle Stretta, se da un lato vede la sovranità della Repubblica Francese, dall'altro denota de facto la gestione amministrativa del Comune di Bardonecchia, in virtù della restituzione dei terreni pubblici che fu effettuata ad esso nel dopoguerra. Anche la totalità dei terreni privati è posseduta da cittadini italiani.
Lo stesso rifugio «III Alpini» fu, fra l'altro, restituito dal Club Alpin Français al Club Alpino Italiano nel 1970.
Non sono infine trascurabili alcuni aspetti infrastrutturali peculiari di tale zona, come il collegamento alla rete telefonica italiana, per la quale essa conserva il prefisso italiano (0039) ed in particolare il prefisso locale dell'Alta Valle di Susa (0122).

Il Monginevro e la batteria dello Chaberton
Di minore entità sono stati gli arretramenti nei pressi del valico del Monginevro (1854 m), effettuati principalmente al fine di includere in territorio francese il forte situato sulla cima del monte Chaberton (3136 m), piazzaforte italiana costruita tra il 1898 ed il 1906 e smantellata nel 1957 per volontà del governo transalpino.
Secondo il Trattato del 1947, nella zona del forte, il confine ha abbandonato il precedente tracciato a circa 3 chilometri a nord-nordovest della vetta, correndo a mezza costa sul versante orientale, per poi contornare ad ovest il paese di Claviere, rimasto in territorio italiano.
Lungo la strada, la frontiera è stata arretrata a favore della Francia di circa un chilometro.
Nella parte meridionale, il vecchio tracciato torna a sovrapporsi a quello nuovo circa due chilometri a sud-est del villaggio di Montgenèvre.


Note
  1. Tali righe sono state scritte, ahimé, in tempi antecedenti alla crisi dei migranti ed ai recenti rigurgiti nazionalistici in Europa (vedi post sulla Brexit). A mio avviso è comunque vana l'illusione di risolvere i problemi con l'isolamento, anziché tentando di trovare soluzioni comuni.
  2. Trattasi del vecchio impianto che, percorrendo la carrozzabile in direzione del Colle, si vede sulla destra circa a metà strada tra il confine del 1947 e le «scale» che conducono al pianoro del grande invaso del Moncenisio.
  3. Tale bacino è gestito dall'Ente Nazionale energia ELettrica (ENEL), ed è quello che si vede sulla destra della strada del Colle della Scala poche decine di metri dopo la capanna dell'ex dogana italiana, edificio dismesso nel 1997. Come tutti i posti di frontiera, fino a tale anno il luogo era presidiato dalle forze dell'ordine, specie nel periodo estivo, e la sera veniva calata una sbarra per impedire l'eventuale transito tra Italia e Francia. Sul luogo è presente anche una derivazione dell'Électricité de France (EDF).

Pubblicato nell'agosto 2010. Ultimo aggiornamento: giugno 2016