Disponibili i nuovi libri Giappone per caso e L’altro Iran

Le reti sociali e l'evoluzione del web

Comunicazione, social network, la rivoluzione di Facebook e il futuro della Rete


Icona
Evoluzione del web
L'evoluzione tecnologica del terzo millennio sta portando alla creazione, lenta ma inevitabile, di una rete che collegherà non solo le persone, ma anche gli oggetti ("Internet of Things"). Possiamo pertanto immaginare un futuro dove le automobili possiederanno un sistema di guida automatico, dove la televisione e il computer saranno condensati in un solo strumento, integrato con il sistema domotico, insieme a molti altri servizi che portanno semplificarci la vita quotidiana. Dal punto di vista sociale invece si assiste, da parte degli utenti, all'acquisizione della capacità di esperire una rosa assai ampia di strumenti finalizzati all'interattività ed alla comunicazione.

La forma più diffusa di tali applicazioni è quella delle reti sociali (social network), caratterizzate da siti web che permettono l'apertura di un profilo personale e facilitano le interazioni mediante un'interfaccia di utilizzo solitamente intuitiva. La libertà degli utenti è però relativamente scarsa, poiché vincolata dai regolamenti e dai termini d'uso che essi sono tenuti a sottoscrivere.

Fino alla metà degli anni 2000, solo chi possedeva le competenze tecniche per costruire un sito e legislative per registrare un dominio poteva comparire in Rete, privilegio solitamente riservato alle aziende, alle istituzioni ed ai privati più intraprendenti. Facebook può essere invece considerato il prodotto più rappresentativo delle reti sociali sorte negli ultimi anni, volte alla comunicazione semplice e rapida tra gli individui, con la pubblicazione di pensieri personali, fotografie, filmati ed altri contenuti multimediali.
Esistono attualmente vari siti, più o meno noti, che sono specializzati in particolari campi di condivisione degli interessi: da Flickr e Pinterest (fotografie e immagini artistiche) a LinkedIn (lavoro e attività professionali) a Twitter (aggiornamenti "telegrafici" in 140 caratteri) a YouTube (audiovisivi), ecc.
Caso anomalo è costituito da Wikipedia la quale, pur conservando la struttura partecipativa, non è focalizzata sull'individuo ma sul fine, concernente l'accessibilità della cultura libera e gratuita al pubblico. Il principale problema di questa enciclopedia on-line (la più vasta del mondo), comune anche al web-giornalismo e a molti scritti presenti su internet, riguarda la verifica puntuale delle fonti e la focalizzazione sull'aspetto qualitativo, anziché quantitativo, degli articoli.

Tralasciando le reti specializzate e/o di nicchia, il successo di Facebook sarebbe da ricercare principalmente nell'aggregazione degli individui a fini ludico-ricreativi. In tal senso, Facebook è uno specchio efficace delle dinamiche sociali del mondo reale. Gli individui, sentendosi svincolati tramite il medium informatico dal contatto diretto, tendono a liberarsi dall'inibizione dovuta alle norme sociali del proprio contesto (gerarchie professionali, familiari, d'età, d'istruzione ecc.) Fattore non trascurabile è poi costituito dalla relativa semplicità d'uso, perlomeno ad un livello di utente. Diversa è invece la posizione del professionista della comunicazione, che sfrutta gli strumenti offerti da Facebook, fra cui gruppi e pagine, proponendosi come mediatore tra il popolo degli internauti e l'istituzione che egli rappresenta (ente, ditta, partito politico, associazione, attività commerciale, ecc.)

Accade talvolta che si parli del futuro del web come di una potenziale «democrazia» dalla larga partecipazione, a prescindere dalle condizioni personali e sociali. Questo è però veramente possibile, o auspicabile?
Probabilmente no, perché la democrazia richiede che le regole del gioco siano determinate dagli stessi partecipanti, cosa che raramente si riscontra in Rete.

Nascono pertanto due problematiche fondamentali: quella della gestione dei dati sensibili e quella dell'assenza di un codice etico che, se osservato, potrebbe aumentare la sensibilità degli utenti in merito al comportamento on-line.

Le modalità di gestione delle informazioni immesse nella Rete sono determinate da chi fornisce il servizio, ragione per la quale in molti, non leggendo attentamente le clausole di adesione ai social network o non avendo sufficiente dimestichezza con il loro funzionamento, non sono in seguito in grado di ritirare i dati, le fotografie ed i pensieri pubblicati, anche alla luce di un eventuale e legittimo cambiamento di opinioni.
Essi pertanto, non riuscendo a gestire tale realtà, ne diventano succubi e non risultano più in grado, pur desiderandolo, di uscirne e di cancellare un'identità virtuale costruita in fretta e male.

A tal proposito sono esemplificativi taluni casi di documentazioni audiovisive e fotografiche di situazioni potenzialmente imbarazzanti, che finiscono per precludere, magari a distanza di anni, un'assunzione lavorativa o l'ingresso in gruppi e associazioni.
L'ingenuità risiede nel ritenere di essere visti solamente da un ristretto pubblico personale, mentre in realtà il materiale può essere esposto all'attenzione del mondo intero, permanendovi per molto tempo. Questi dati possono infine cadere nelle mani di coloro che per mestiere setacciano la Rete alla ricerca di elementi che possono chiarire il passato di un individuo, come datori di lavoro, consulenti delle risorse umane e valutatori aziendali.

Internet è una piazza virtuale, ed ogni illusione di riservatezza delle informazioni deve essere fatta cadere. Pubblicarvi qualcosa non differisce dall'affiggere dei manifesti sulle strade.
Anche le informazioni che ci si illude di voler riservare solo a qualcuno («amici» su Facebook, ecc.) in realtà non sono affatto inviolabili o blindate, come dimostra l'esperienza.

In Rete è opportuno partecipare apertamente, senza timore di esprimere (in modo garbato e rispettoso) le proprie opinioni. Ciò che però non si vuole diffondere non deve essere pubblicato, neppure in forma "privata".
Per contro, se non si desidera in alcuna maniera la diffusione d'informazioni e non si condividono i principi di fondo che governano l'Internet, la via è una sola: astenersi dalla partecipazione alle reti sociali.

Un discorso intrinsecamente connesso al precedente riguarda quello del galateo o netiquette del web. Il concetto di relazione fra gli individui in una rete sociale è molto più fluido rispetto al corrispettivo del mondo reale: lo stesso significato di «amicizia» assume qui dei contorni assai labili ed effimeri. «Amico» può essere pertanto l'amico d'infanzia, ma anche un collega di lavoro, un compagno di scuola, d'università oppure un semplice conoscente. Non mancano infine i casi di «amici» mai conosciutisi direttamente, né quelli di persone che si contattano esclusivamente per «fare rete» (networking), l'interessante evoluzione e quintessenza del concetto di rete sociale.

Come piazza virtuale per eccellenza, in Facebook si riscontrano tutte queste tendenze, unite ad un certo grado di anarchia nel comportamento e nell'educazione degli utenti, accentuato dalla distanza virtuale, che favorisce talvolta la parola aspra, l'alterco, la licenziosità, il gusto del grottesco e del carnascialesco.
All'amministratore di gruppi e pagine accade spesso di dover moderare liti accese per motivi inconsistenti e prendere la dolorosa decisione di bandire utenti e cancellare post. Anche per gli utenti ordinari la vita virtuale può essere difficile: persecuzioni con foto di gattini e cagnolini (nella migliore delle ipotesi), catene di Sant'Antonio, interventi politico-religiosi d'un qualunquismo disarmante, richieste di mobilitazioni per cause futili o insostenibili...

In qualità di amministratore di reti sociali per professione, sono stato testimone in prima persona di episodi di maleducazione e di collaborazione fra gli utenti. Inutile aggiungere che il primo modo di agire fa perdere agli interessati ogni credibilità attuale e futura, non solo sul web, ma soprattutto nella vita reale. Il secondo modo, ovvero l'uso dei social network a fini costruttivi, potrebbe e dovrebbe invece essere uno dei punti di forza del futuro della Rete.

Purtroppo sono inevitabili le aberrazioni, unite alla mancanza di regole, che caratterizzano questa fase di sviluppo delle reti sociali. Quando si comprenderà che esse non costituiscono un fine ma solo un (pur potente) mezzo, allora si potrà iniziare a sviluppare seriamente la potenzialità intrinseca a questa modalità comunicativa, inaugurando l'era del web 3.0.

Pubblicato nell'agosto 2010. Ultimo aggiornamento: giugno 2016