Storia e vita a Ca'n Borgion

Un nucleo abitativo di Villar Dora già presente nel XVIII secolo.


Ca'n Borgion (IPA:['kaŋ bur'ʤuŋ], trad. Case dei Borgione o Borgata Borgione) è un nucleo abitativo storico di Villar Dora. Esso costituisce una delle parti più antiche della zona occidentale del paese, e presenta le tipiche caratteristiche di altri edifici simili nella bassa valle di Susa.
Toponomastica
Molte borgate villardoresi riportano nel loro nome quello della maggioranza delle persone che vi risiedono, o vi risiedevano. Il nome Ca'n Borgion deriva dal fatto che questo luogo è da tempo immemore dimora della famiglia villardorese dei Borgione e dei loro discendenti, fra cui lo scrivente. Attualmente Ca'n Borgion non fa parte della toponomastica ufficiale, perché in passato è stata erroneamente inclusa in un'altra borgata. Non è da confondersi con la borgata Borgionera, situata in collina.
Dallo Stato della popolazione del 1806 si possono ricavare i nomi dei primi Borgione di cui si abbia notizia scritta: il capofamiglia era Giacomo (45 anni), sposato con Lucia (40 anni); essi avevano inoltre cinque figli: Giuseppe (19 anni), Domenico (15 anni), Maria Angela (11 anni), Angelica (4 anni) e Daniele (2 anni). In epoca napoleonica, Giacomo Borgione era stato nominato vicesindaco dalle autorità francesi, da cui se ne può dedurre un'appartenenza politica giacobina.
Struttura e caratteristiche
La fisionomia della borgata è costituita da edifici aggregati a schiere allineate su un cortile comune. Gli edifici principali, destinati a pianterreno a stalla e fienile, ed ai piani superiori all'abitazione, si sviluppano sul lato settentrionale del cortile, costituendo schiere a manica semplice, con antistanti ballatoi in legno e porticati che sfruttavano il riscaldamento e l'illuminazione della luce solare.
Gli edifici non preposti a funzioni abitative, come stalle, pollai, fienili e depositi, si possono ancora individuare sui lati meno soleggiati del cortile comune (in modo particolare, lungo il lato ovest, si è ben conservato l'ex fienile a due piani, che oggi funge prevalentemente da autorimessa a pianterreno, e da deposito al piano superiore).
La schiera degli edifici principali fronteggia, al di là del passaggio comune (cortile) una serie di prati ed orti, posti in corrispondenza delle diverse proprietà.
Il servizio igienico, il pozzo, il forno ed altri servizi erano in comune per tutto il nucleo della suddetta borgata.
In particolare, il pozzo era costituito dalla tipica vasca a sezione quadrata, sormontata da una pompa a mano, dalla quale tutti all'uopo si servivano. Anche se questa è stata in passato smantellata, non è stata invece cancellata l'istituzione del pozzo comune, che è tuttora presente, anche se l'acqua è oggi estratta mediante una pompa elettrica.
Il forno, con l'entrata a sinistra dopo l'arco, era l'unico di questa zona del del paese, e costituiva la sede di un esercizio pubblico fondamentale per l'approvvigionamento alimentare e la vita sociale. Attualmente il forno non esiste più, essendo stato smantellato verso la metà degli anni '70. Di quest'ultimo si è però conservata la canna fumaria, rimasta inutilizzata all'interno del muro.
La parte più interessante della borgata, dal punto di vista architettonico, è l'arco d'ingresso al cortile. In paese esso è un esempio significativo, essendo ben conservato, simmetrico e presentando proporzioni regolari.
L'epoca di costruzione dell'arco potrebbe essere leggermente posteriore a quella degli edifici dislocati a destra ed a sinistra dello stesso. In seguito a lavori di restauro è stato ritrovato un mattone, appartenente a muri più recenti rispetto ai nuclei originari, recante la data del 1812.

L'arco è stato costruito con mattoni prodotti dalla stessa fornace del Villar, disposti sia in file parallele sfalsate che, nei due archetti laterali ed in chiave di volta, a spina di pesce, instaurando così una certa dinamicità nella composizione ed un supporto statico migliore. Inoltre, per conferire maggiore risalto all'elemento dei degli archetti evidenziandone univocamente la struttura, la distanza tra i conci sull'imposta (e quindi il diametro di ogni singolo archetto) è stata realizzata leggermente superiore rispetto a quella fra i due piedritti che forniscono loro il sostegno.
L'elemento architettonico dell'arco risulta ben definito nello spazio in cui è collocato: esso è efficacemente terminato sia a nord che a sud dal passaggio carraio attraverso i due muri maestri costituenti la parete sud e la parete nord della schiera di case. Le aperture di tali muri hanno assunto, per non snaturare le qualità architettoniche del passaggio, la forma in scala leggermente ridotta dell'arco principale.
Da questi elementi e dallo stile architettonico barocco (anche se estremamente lineare), si può concludere che la struttura sia databile al XVIII secolo, e le mura di sostegno potrebbero facilmente risalire al XVII secolo, ipotizzando prima la costruzione dei due edifici separati dal passo carraio, poi la voltatura dell'arco, conseguente all'innalzamento delle costruzioni.

In prossimità dell'ingresso alla borgata era probabilmente affrescata un'icona sacra, andata oggi perduta.
In origine, il passaggio carraio presentava un fondo in terra battuta, ma oggi è lastricato.
Vita in borgata
Gli ambienti più antichi sono quelli adiacenti al portone a pianoterra: qui i muri, costruiti in un misto di pietra metamorfica d'origine locale e laterizi, possono facilmente raggiungere uno spessore medio dai sessanta ai settantacinque centimetri.
Gli ambienti a pianoterra, in genere oggi abitati o destinati ad uso cantina, costituivano un tempo le stalle. Si trattava in genere di stanze assai ristrette e buie, in cui la luce solare penetrava a fatica dalla piccole porte e finestre. Solitamente, salvo rimaneggiamenti, questi ambienti presentano una volta non perfettamente piana, ma leggermente bombata: una vela oppure una crociera lievemente accennata. Oltre ad avere una funzione meramente statica, questo particolare architettonico ben si adatta esteticamente all'ambiente rurale.
Il piano superiore era dedicato alla casa, generalmente assai sobria, costituita da una cucina con stufa putagé, da una o più camere da letto, un balcone, e spesso un solaio.
All'interno delle case la luce elettrica e l'acqua sono arrivate a partire dal dopoguerra: in tempi anteriori si faceva uso di lumi a petrolio e candele. L'acqua era attinta dal pozzo comune, oppure prelevata presso le tre fontane (Cinà, Prajèt e Comba) situate nei boschi a pochi minuti di cammino dalle abitazioni.
Nell'ambiente della cucina, il riscaldamento era dovuto alla stufa a legna e ad un camino, sul quale anche d'estate ribollivano in un paiolo il minestrone, la polenta ed altri piatti quotidiani che venivano consumati anche a colazione.
Nei mesi invernali, per rendere meno sgradevole l'ingresso nei glaciali letti con materassi di foglie, venivano collocati alcuni tizzoni ardenti in un contenitore di rame chiamato prèive ("prete"), che veniva passato sotto le coperte per stemperarle. Prima di andare a letto, accadeva di radunarsi nella stalla per raccontare le vicende quotidiane. Il momento che tutti i bambini aspettavano era quello in cui si narravano le storie delle masche (le streghe), che facevano volare la fantasia e causavano notevole terrore se, all'approssimarsi verso il giaciglio, uno spiffero d'aria spegneva il lumino tremolante...

Bibliografia: Gruppo Culturale Villardorese